ALL’ARISTON LUNEDÌ 18 DICEMBRE PER LA RASSEGNA “IL CINEMA RITROVATO”
IL CULT MOVIE DI JOHN BADHAM “LA FEBBRE DEL SABATO SERA” (SATURDAY
NIGHT FEVER) CON PROTAGONISTA JOHN TRAVOLTA NELLA NUOVA VERSIONE
RESTAURATA “DIRECTOR’S CUT” A QUARANT’ANNI DALL’USCITA

Gli appuntamenti con i film della rassegna “Il cinema ritrovato. Al cinema”, in esclusiva per Trieste da La Cappella Underground in collaborazione con la Cineteca di Bologna, proseguono al cinema Ariston questo mese con “LA FEBBRE DEL SABATO SERA” (USA, 1977, 122’), cult movie di John Badham con protagonista John Travolta nel ruolo di Tony Manero, nella versione restaurata “Director’s Cut” a quarant’anni dall’uscita nelle sale – arricchita da alcune sequenze inedite per una durata totale di 122′, 5 minuti in più della versione fino ad oggi conosciuta – in programma lunedì 18 dicembre alle ore 18.30 e 21.00.

Sullo sfondo di una New York livida e marginale, il ballo, per l’italoamericano Tony Manero, è strumento di riscatto sociale e morale. Le movenze irresistibili di John Travolta tra i colori pop della pista da ballo e la colonna sonora composta dai Bee Gees, quintessenza seventies della disco music, ne hanno fatto uno dei film musicali di maggiore successo di sempre, un vero e proprio culto che ha impresso un segno indelebile nella storia del cinema e del costume. Eppure, dietro lo sfavillio delle luci stroboscopiche, resta l’amarezza di un ritratto giovanile crudo e disperato.

«Da “Follie d’inverno” a “Spettacolo di varietà” fino a “La La Land”, la maggior parte dei musical rivela un lato maniaco-depressivo, una tendenza ad attraversare i vari stati d’animo dalla depressione all’euforia. “Saturday Night Fever” esaspera in maniera singolare questo schema oscillando tra due visioni contrastanti: il quartiere di Bay Ridge a Brooklyn è una sorta di inferno in terra in cui gli abitanti trascorrono le giornale a umiliarsi reciprocamente, mentre la gloria e l’esaltazione vissute ballando nella discoteca 2001 Odissey assumono tratti paradisiaci e utopici. L’interazione tra i dueregistri conferisce al film la sua energia. La sceneggiatura di Norman Wexler si ispira a un articolo apparso sul New York Magazine, “Tribal Rites of the New Saturday Night”: l’autore, il critico musicale britannico Nik Cohn, una ventina d’anni dopo confessò che il pezzo era frutto d’invenzione più che d’osservazione. Ma il film di John Badham – che nel director’s cut dura cinque minuti di più – fonda i suoi dettagli su un mondo perfettamente credibile: diversamente dalla maggior parte dei musical, sono poche in Saturday Night Fever le incursioni nella pura fantasia […]. Scena di ballo culminante è l’assolo di Tony, la sera in cui Stephanie non si fa vedere in discoteca. Come suggerì Jerry Lewis nella sua parodia in Bentornato, picchiatello!, il tipo di fantasia suscitata dal ballo di Travolta è più solipsistica che romantica: l’affermazione di un trionfo solitario». (Jonathan Rosenbaum)