Martedì 5 dicembre al Cinema Ariston, in viale Romolo Gessi n. 14 a Trieste, sarà proiettato in prima visione alle ore 18.30 e alle ore 20.30 il film documentario “CENTO ANNI” (Italia, 2017, 85′) di Davide Ferrario: la storia italiana e le sue Caporetto, un viaggio attraverso le sconfitte e le riscosse dal 1917 ad oggi. Il regista sarà presente in sala e incontrerà il pubblico alle ore 20.00; l’incontro sarà moderato da Patrick Karlsen (direttore IRSML FVG). La presentazione fa parte del tour regionale di Davide Ferrario per la promozione del film “Cento Anni”: il regista sarà presente al Kinemax di Gorizia lunedì 4 lunedì alle ore 20.30; al Visionario di Udine mercoledì 6 dicembre alle ore 20.30; a Cinemazero a Pordenone mercoledì 6 dicembre al termine della proiezione delle ore 21.

Prodotto da Rossofuoco con Rai Cinema, distribuito da Lab 80 film, “Cento Anni” è stato realizzato con la collaborazione della FVG Film Commission: tra le principali location interessate dalle riprese del film in Friuli Venezia Giulia, l’Ara Pacis di Medea, il Sacrario di Redipuglia, il Porto Vecchio di Trieste, la Risiera di San Sabba, il Tempio Mariano di Monte Grisa, le Valli del Natisone, la Diga del Vajont e il Comune di Erto e Casso, le trincee del monte Brestovec.

“Cento anni” è un racconto in quattro capitoli che narra altrettanti periodi cruciali della storia italiana, dalla disfatta di Caporetto del 1917, di cui quest’anno ricorre il centenario, proseguendo poi con altre “Caporetto”. Una storia di sconfitte e occasioni di riscossa: la Resistenza e il post-fascismo, la strage di Piazza della Loggia e l’attuale crisi demografica.

Basato su un soggetto di Giorgio Mastrorocco, il film è prodotto da Rossofuoco e RAI Cinema. Tra i molti artisti coinvolti il musicista e scrittore Massimo Zamboni, ex CCCP e CSI; gli attori Marco Paolini, Diana Hobel, Fulvio Falzarano; il poeta e attivista Franco Arminio; il violoncellista Mario Brunello.

La storia italiana e le sue Caporetto, per chiedersi a cosa servono i morti e scoprire a cosa servono i vivi. Primo capitolo: dopo cento anni, la disfatta del 1917. I vissuti, raccontati attraverso le voci recitate di profughi, orfani e prigionieri, e i luoghi, dalla Risiera di San Sabba al Vajont. Secondo capitolo: la Resistenza. La storia famigliare del chitarrista Massimo Zamboni, un nonno fascista ucciso da due partigiani, l’uno poi ucciso dall’altro. Le speranze diverse e i conflitti tra chi è rimasto. Terzo capitolo: la strage di Piazza della Loggia a Brescia: “I morti servono a capire le ragioni per cui sono morti”, dice Manlio Milani, presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Strage. Quarto capitolo: la Caporetto demografica di oggi, lo spopolamento del Sud. Con il poeta e attivista Franco Arminio attraverso le campagne di Irpinia e Basilicata.

Scrive Davide Ferrario nelle note di regia: «Cent’anni fa, Caporetto. Nasce il paradigma tutto italiano della catastrofe che porta al riscatto. Quante ne abbiamo viste, da allora, in tutti i campi: militare, civile, economico, sportivo, politico. Come popolo, abbiamo bisogno della sconfitta: “La tragedia necessaria” titola Mario Isnenghi un suo libro di studi storici. Ecco allora quattro Caporetto della nostra storia: quella originale, il fascismo e la guerra civile che ne consegue, la strage di Piazza della Loggia a Brescia e la Caporetto contemporenea – quella demografica. Ciascuna narrata con uno stile radicalmente diverso, perché il “documentario” non può essere solo il suo contenuto, ma deve essere anche una riflessione sul cinema e sui modi della messa in scena. Dopo “Piazza Garibaldi” e “La zuppa del demonio”, l’ultima puntata della mia trilogia sulla storia italiana».

Sito web ufficiale: http://www.lab80.it/centoanni