Il thriller scandinavo “THELMA” (Norvegia/Francia/Danimarca/Svezia,
2017, 116’) di Joachim Trier, vincitore del Premio Mèliès d’Or della
European Fantastic Film Festivals Federation come miglior film
fantastico europeo del 2017, sarà proiettato al cinema Ariston nella
serata di mercoledì 12 settembre alle ore 18.45 e 21.00 in versione
originale sottotitolata, nell’ambito della rassegna di cinema di
fantascienza organizzata da La Cappella Underground con la sigla del
Trieste Science+Fiction Festival.

Accolto come opera di culto negli Stati Uniti («Immaginate “Carrie”
girato da Ingmar Bergman» ha scritto il New York Magazine) e osannato
nei festival di tutto il mondo, “Thelma” è un thriller d’autore di
grande impatto, che conferma Joachim Trier come uno dei maggiori
registi scandinavi di oggi. Protagonista del film è Thelma, una timida
ragazza di provincia cresciuta in una famiglia molto religiosa e
appena arrivata a Oslo per frequentare l’università. Qui conosce Anja
e presto l’amicizia tra le due si trasforma in un sentimento più
profondo: proprio allora, però, Thelma scopre di avere dei poteri
inquietanti e incontrollabili, legati a un terribile segreto del suo
passato…

«Questo film è molto diverso dai miei titoli precedenti – afferma il
regista – volevo davvero fare qualcosa di nuovo. Sono cresciuto
guardando i film di Bergman e Antonioni, ma anche di Brian De Palma.
Inoltre, mi ha sempre colpito per le sue implicazioni esistenziali un
film come “La zona morta” di David Cronenberg, una specie di fiaba per
il modo in cui racconta qualcosa di profondamente umano all’interno di
una cornice soprannaturale. Essendo un cinefilo, poi, insieme al mio
amico e sceneggiatore Eskil Vogt ho visto ultimamente molti gialli
italiani degli anni ’70: quello che ci ha colpito è il modo in cui
questi film riescono a toccare temi universali attraverso il cinema di
genere. Ci siamo così ritrovati ad affrontare alcuni argomenti con cui
avevamo confidenza (il racconto di formazione in “Segreti di
famiglia”, la malinconia della solitudine in “Oslo, August 31st”)
confrontandoci con gli elementi di genere, che ci permettevano di
lasciare più spazio all’immaginazione».